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  • ITALIANA FONDERIA IN GHISA E COSTR. MECC.- 1 STOCK GENOVA 1904 ITALIANA FONDERIA IN GHISA E COSTR. MECC.- 1 STOCK GENOVA 1904

ITALIANA FONDERIA IN GHISA E COSTR. MECC.- 1 AZIONE GENOVA 1904

Descrizione breve

ID: 616

Disponibilità: Disponibile

380,00 €

Dettagli

ID: 616

TITOLO AL PORTATORE PER UNA AZIONE

AZIONE DI FONDAZIONE DI QUESTA STORICA SOCIETA` LIGURE DEL GROSSO COMPLESSO INDUSTRIALE

Nel 1832 a Sampierdarena nasceva lo stabilimento meccanico Balleydier, primo grosso complesso industriale nato per l'iniziativa dei fratelli Joseph-Marie e Jean Balleydier, i quali crearono all'interno dello stesso stabilimento una fonderia ed un'officina meccanica. Tra le opere realizzate dallo stabilimento Balleydier sono da ricordare il ponte di ferro sul Bisagno e il ponte sospeso di Serravalle. Lo stabilimento Balleydier svolse la sua attività a Sampierdarena per 75 anni.

 
Essi crearono (una loro carta intestata precisa: "sul principio della strada Vecchia, vicino alla Lanterna") il primo capannone a carattere industriale metallurgico-meccanico della Liguria superando fin da subito le modeste quantità di personale della numerosa presenza artigianale: con l'assunzione di cinquanta operai -i primi così tanti insieme in una zona prevalentemente artigiana o di piccole imprese (sapone, candele, tessuti di seta, costruzioni navali)- fu costruito un corpo di fabbrica contenente un forno che usava come combustibile la lignite di Calizzano e di Cadibona, capace di portare a fusione il metallo ed ottenere in due tempi la ghisa (ferro e carbonio+silicio,manganese,fosforo, zolfo) con la quale si diedero alla lavorazione di oggetti ad uso domestico (utensili da cucina, fornelli, pentole, balconate ed oggetti vari semplici). Un altro documento all'archivio Comunale relativo al 1832 scrive "stabilimento di un forno reale per fondervi il minerale dell'Isola d'Elba' gestito dai fratelli Ballendier" (sic per il nome. Non fu la prima in Liguria: altre ne erano già in esercizio nel 1811 a Rossiglione, Masone, Ronco censite poi dalla prefettura sarda).
Nel 1833 essi già consumavano 30mila rubbi di ghisa inglese, 10mila rubbi di coke (carbone vegetale) a cui si aggiunsero 18500 di lignite per la macchina a vapore; e si producevano 18500 rubbi di ghisa smerciate nel genovesato ed in Piemonte.
Solo nel ‘39, aprirono un forno a carbone coke (di provenienza via nave), capace di produrre la ghisa stessa direttamente in unica lavorazione (permettendo la fabbricazione di opere di più grande impegno, come tettoie; tubi per acqua e storte per gas illuminante; torchi per uva , per olio, e pasta; ruote idrauliche e verghe dentate; boe, ormeggi, mozzi di ruote per l'artiglieria, proiettili di ogni misura, mortai e tutto quanto si potesse formare fondendo il minerale), sempre conservando dall'inizio la doppia produzione, metallurgico (fonderia) e meccanico (manifattura), che diverranno alla fine un tutt'uno produttivo (dalla fusione allo scafo, macchine utensili, ponteggi, ecc.).
Già nella prima metà degli anni 1840 compare il nome dei fratelli tra quelli desiderosi di investire nel settore ferroviario, allora ai primi vagiti; ma già dimostra la versatile disponibilità manageriale nell'aprire officine adatte alla costruzione di materiale ferroso o quantomeno -nel caso ferroviario- di riparazione del materiale rotabile.
Più tardi si ammodernarono con la presenza di due forni, con manica di ventilazione, alimentata a sua volta da macchina a vapore da 8 cavalli (chiamata Kubilot, brevettata dal Balleydier stesso); questa permetteva ottenere in poche ore oltre 3mila chili di materiale e produrre strumenti sempre più complessi e difficili come macchine a vapore (rivoluzionando l'attività manifatturiera dei piccoli artigiani, specie nei tessili e carta; la difficoltà prevalente fu la mentalità genovese riluttante ad accettare le innovazioni -di pensiero, costume e meccaniche dei ‘foresti'-) o ponti in ferro (uno anche sopra il Bisagno di fronte alla Porta della Pila: la struttura in ferro fuso fu elaborata dall'ing. Barbavera e realizzata in tre archi, appoggiati su pietre arenarie di LaSpezia (si vede in un disegno del P.D.Cambiaso, ove ha però 5 arcate). Ed un altro, sospeso sopra lo Scrivia a Serravalle. Compreso il meccanismo di copertura mobile del tetto dell'ottocentesco teatro Politeama Genovese, su progetto di Nicolò Bruno nel 1874; e la copertura di galleria Mazzini). 
Vennero premiati con medaglia d'oro all'Esposizione dei prodotti e delle manifatture nazionali, organizzata a Genova nel 1846 (nella motivazione, si fa cenno ai 49 articoli esposti e prodotti nella loro fonderia).
In un elenco comunale del 1847, risulta nel borgo la solo loro presenza quale fabbrica di ghisa.
Nel 1857 morì GiuseppeMaria. Subentra alla direzione il nipote Luigi. Al passaggio di consegne, la fabbrica occupa 10mila m² di terreno, 350 operai, produce tubi, ruote, lampadari, macchine agricole (fabbricate e commercializzate) e proiettili
Ancora nel 1870 aveva 3-400 operai (una delle più importanti fabbriche del nuovo Regno), produceva macchine a vapore capaci di 20 cavalli, ‘pressoi idraulici' (sic. Evidentemente -come poi anche la corte piemontese- ancora parlavano francese, essendo un francesismo di pressoir=pressa, torchio), ecc., utilizzando 3500 t. di materia prima.
Risultano vi fossero occupati : anno 1833=40-60 operai con salario medio di L.3,20; 1846 =60; 1847= 59; 1857-8 = 180; 1866 = 350; 1874 = 300 (Fu in quest'anno, al restauro del Politeama dell'ing. Bruno che furono apposte ‘colonne e ringhiere della prima e seconda galleria, fuse nello stabilimento metallurgico dei Fratelli Balleydier di San Pier d'Arena alla Coscia'); 1876=280; 1890 = 400; 1896 = 250; con oscillazioni legate agli eventi bellici (e quindi alle commissioni statali), all'espansione della rete ferroviaria, all'agricoltura ed i suoi macchinari, alla partecipazione della trasformazione della marina, dal legno al metallo.
Da questo nucleo iniziale di operai ed in questo torno di tempo, si iniziarono i grandi eventi di evoluzione sindacalistica, culturale e sociale durati oltre un secolo a cavallo del 1900: le questioni dell'analfabetismo, dei salari, orari, rapporti ed accordi con i padroni per conquistare gradino per gradino dignità, eque misure, salute e diritti (quando in quegli anni un agricoltore percepiva 8 lire al mese, un operaio ne guadagnava 2 al giorno, una tessitrice 50 centesimi, una operaia in cartiera 60 cent. (che seppur iniziando l'orario alle due di notte in un sistema mai interrotto, erano ‘provvedute di lumi, alloggi e di lavoro sempre al coperto'); mentre una pigione di casa valeva 4 lire al mese per stanza). Non esistendo né banche né la mentalità del risparmio, tutti i guadagni dei bassi ceti venivano consumati in bisogni immediati, non solo necessari ma anche voluttuari tipo alcool, fumo (usavano i ‘sigarri'), gioco del lotto.
Dei tre, fu Luigi (figlio e nipote dei fondatori) il più attivo in attività sociali ed per intraprendenza commerciale, perché il mondo imprenditoriale emergente favorì la sua generazione. Nato il 13.2.1816, fu socio palchettista del Modena nel 1857 quando se ne decise l'erezione; nel 1868 lo leggiamo nel consiglio d'amministrazione (assieme a R.Rubattino, al sindaco di Genova A.Podestà ed il conte Albini) della ‘società di colonizzazione per la Sardegna' nata con la nobile finalità di valorizzare questa regione del regno; divenne anche sindaco (maire) di San Pier d'Arena negli anni 1875 (succedendo a N.Montano). Morì l' 8 apr.1891, quando l'azienda era in piena espansione, occupando fino a 400 operai. Aveva dimostrato tenace attaccamento al lavoro; anche sul piano umano, riconosceva che preferiva lavorare in perdita anziché licenziare un solo dipendente.

 

 

Ulteriori informazioni

Codice ID 616
Provincia di emissione GENOVA
Indice di rarità R9
Settore CERTIFICATI AZIONARI - COSTRUZIONI, IMMOBILIARI
Nome stampatore F.LLI ARMANINO GENOVA
Indice di quotazione S5
Qualità EXTREMELY FINE
Firma autografa IL PRESIDENTE E UN AMMINISTRATORE
Nazione ITALIA
Dimensioni L: 41 cm - H: 29 cm